Treni sulla costa

Treni.

frecciabianca

Quante volte li abbiamo ammirati, luccicanti e aerodinamici, fermi alla stazione oppure nel tragitto di un viaggio. Ecco cosa rappresenta un treno, come una nave entrambe simboleggiano il viaggio, un cambiamento, una partenza, un lasciarsi alle spalle qualcosa è l’ignoto della destinazione con la piacevolezza del percorso.
Chi però vive nelle città come Riccione a ridosso del tracciato ferroviario, non ne condivide solo la piacevolezza o un significato poetico, rischia invece di cominciare ad odiarlo, quindi adattarvisi. Ma abituarsi ad un inquinamento acustico come quello che segue, non è un buon segno, perlomeno l’adattabilità umana è una conferma di quanto siamo meravigliosi come macchina organica, mentre gli effetti a lungo termine non lo sono certamente.
Riguardando una serie di video, fornitici da alcuni cittadini, ci viene permesso di scoprire cose alquanto negative; velocità di 100 km orari di giorno e addirittura oltre i 120 km/h durante la notte; vecchi rottami arrugginiti spacciati per treni merci, ferraglia ridondante che attraversa il centro storico dell’ex-perla verde con punte di quasi 140 decibel, a fondo scala del misuratore (un martello pneumatico a 100 metri misura 70 db); l’Italo piccolo ma sontuoso nella sua livrea rosso bordeaux scura, lento e pacato sfreccia nel silenzio. Quasi irreale se confrontato ad un frecciabianca che strombazza per avvisare che sta entrando in stazione a tutta birra.
Un video in particolare attira la nostra attenzione: il frecciabianca che solleva nuvole di polvere e gonne, attraversando la piccola stazione da due binari con un effetto scenico da film dell’orrore. Pensare poi che non ferma neppure qui sembra quasi una violenza alla città.
Dopo 100 anni di ferrovia ci sembra logico chiedersi se non sia arrivato il tempo di chiedere uno spostamento del tracciato ferroviario vicino a quello autostradale, o perlomeno chiedere ai cittadini di tutta la costa cosa ne pensino, soprattutto chiedere alle società per azioni che violentano ogni giorno la nostra piccola realtà se non sia almeno il caso di schermare o limitare i suoi dannosi effetti.
Non dimentichiamo lo sconvolgente caso di dicembre 2012 in cui un blocco di cemento, colpito da una lamiera staccatasi dopo l’urto con un suicida, finì all’interno di un sedile di guida di una wolkswagen passando dal lunotto posteriore. Neppure dimentichiamo il pezzo di lamiera che si staccò accidentalmente alcuni anni addietro e penzolando pericolosamente sollevò una coltre di sassolini su tutto il percorso da Riccione a Rimini.
Inoltre ci è d’obbligo segnalare che a Rimini il frecciarossa e il merci vanno molto più piano, anche quando non ci si fermano per via della conformazione degli scambi, da noi a Riccione si comportano come se non esistesse la città.
E pensare che c’è pure chi ci ha affiancato un bus su gomma a senso unico alternato.

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