Le tutele ambientali stagionali

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In una penisola come l’Italia con migliaia di chilometri di coste la qualità ambientale delle sue acque di balneazione è un fattore importante principalmente per la salute dell’uomo ma non di meno per quella di flora e fauna marina.  La prima normativa italiana sulle acque ad uso ricreativo risale al 1896. Vietava la balneazione entro i 200 metri dallo sbocco di fogne. Successivamente, nel 1971, il Ministero della Sanità definiva, per le acque destinate ad uso ricreativo primario, una normativa igienica limitata al solo aspetto microbiologico e in particolare al solo parametro “Coliformi fecali”.  Successivamente per definire la balneabilità delle acque il DPR 470/82 considerava 12 parametri: tre erano indicatori di inquinamento fecale (Coliformi totali, Coliformi fecali, Streptococchi fecali); due, facoltativi, erano rivolti alla ricerca di specifici patogeni (Salmonella e Enterovirus); altri quattro parametri erano essenzialmente indicatori di inquinamento di origine industriale (pH, fenoli, sostanze tensioattive, oli minerali); i restanti tre parametri (ossigeno disciolto, colorazione, trasparenza) fornivano indicazioni correlabili ai processi eutrofici e ai problemi estetici delle acque ma potrebbero anche interessare l’aspetto igienico-sanitario in caso di “fioritura” di alghe produttrici di biotossine. Nel 1985, vista la necessità di salvaguardare la balneabilità di alcune zone costiere interessate da fenomeni eutrofici, avvalendosi della facoltà prevista dalla normativa CEE, venne emanato il D.L. 164/85 che modificava temporaneamente alcuni limiti relativi alla qualità delle acque di balneazione previsti dal DPR 470/82.  L’intervallo limite per l’ossigeno disciolto venne portato da 70-120 a 50-170 % di saturazione mentre si stabilì che il parametro “colorazione” non doveva essere preso in considerazione. Le diverse quantità di ossigeno disciolto non hanno alcuna conseguenza diretta sulla salute del bagnante. ma certamente sugli organismi viventi soprattutto quelli che vivono sul fondale. Tutti ricorderanno il fenomeno dell’eutrofizzazione causato dalla mucillaggine che nel 1989 colpì l’intera costa romagnola. Gli addetti ai lavori fecero risalire il problema a quelli che attraverso una frode semnatica chiamavano  i “nutrienti”. Sostanze trasportate dai fiumi che causavano  la proliferazione delle alghe che a loro volta consumavano l’ossigeno disciolto in acqua causando la moria dei pesci. Un disastro non solo dal punto di vista ambientale ma anche e soprattutto economico turistico. Dopo quella infausta stagione balneare la Romagna perse l’enorme quantità di turisti tedeschi che affollavano le quelle spiagge, un danno economico e d’immagine che difficilmente possiamo  quantificare ma che ogni operatore turistico romagnolo può testimoniare attraverso le presenze dell’epoca. La cosa più grave è però aver fatto passare un disastro causato dall’inquinamento come un fenomeno naturale causato dalla proliferazione algale nutrite ( da nitrati e fosforo – detersivi e fertilizzanti agricoli). Un noto biologo marino che si occupava delle analisi, riguardo al passato fenomeno della mucillagine, definì l’Adriatico “ un mare umorale”.  Più del mare dobbiamo preoccupare dell’inquinamento dei cervelli. Oggi la Direttiva Europea 2006/7/CE relativa alla gestione della qualità delle acque, recepita dall’Italia con D.Lgs 30 maggio 2008 n. 116 e resa applicabile con il Decreto Ministeriale 30 marzo 2010 n. 97 introduce novità significative rispetto alla normativa precedente (D.P.R. 470/82):

Valutazione di solo 2 parametri batteriologici: Escherichia coli ed Enterococchi intestinali (più specifici come indicatori di contaminazione fecale)

Frequenza dei controlli 1 volta al mese di norma da maggio a settembre, secondo un prestabilito calendario

Giudizio di qualità basato su nuovo calcolo statistico (Valutazione del 95° percentile, o 90° percentile, della normale funzione di densità di probabilità, PDF, log 10 dei dati microbiologici)

Classificazione delle acque sulla base dei dati di norma delle ultime 4 stagioni balneari

Revisione rete di monitoraggio (con possibile accorpamento di punti contigui aventi caratteristiche simili)

Chiusura e riapertura di un sito di balneazione a seguito di esito rispettivamente sfavorevole e favorevole di una sola analisi.

Nel corso degli anni Europa ed Italia hanno attuato politiche ambientali limitate temporalmente soprattutto alla stagione balneare. Al di fuori di questo periodo la merda immessa nelle acque di balneazione, in quanto chiuse e quindi non significativa ai fini della tutela della salute dei bagnanti, non vengono monitorate con la stessa attenzione, come se nei restanti mesi dell’anno, gli inquinanti per la flora e la sua fauna marina fossero ininfluenti. In molti comuni rivieraschi poi, dette condizioni ambientali dipendono dalla piovosità o meno della stagione, pioggia che determina se gli inquinanti arriveranno a valle in estate…o in autunno, quando la balneazione  è chiusa e comunque con un analisi al mese le probabilità di farle dopo la pioggia sono al quanto limitate. La conseguenza di una tutela ambientale temporale è sotto i nostri occhi, l’Adriatico del passato,quello dei racconti di mio padre o quello che ho visto io da bambino pochi decenni fa non esiste più e chissà come sarà quello che racconteremo i nostri figli.

Giorgio Venturi

www.youtube.com/user/LAVOCEROMAGNOLA

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